Who’s next

Copertina Who's Next

Copertina Who's Next

E’ il 1964 ed in una Londra nella quale inizia a spopolare il movimento Mod, quattro ragazzi si affacciano nel mondo della musica. Questi ragazzi sono Pete Townshend, chitarrista, Roger Daltrey cantante, che con Keith Moon alla batteria e John Entwistle al basso formano la band The Who che nel 1964 era la band portabandiera del movimento Mod. Raggiungono il successo nel 1965 grazie all’album My Generation dal quale viene estratto l’omonimo singolo; grazie al verso “I hope I die before I get old” diventa il primo inno generazionale e rimane uno dei pezzi più conosciuti della band, oltre che ad essere stato inserito dalla rivista Rolling Stone all’undicesimo posto della classifica dei 500 brani più influenti.

Il maggior numero dei brani della band è stato sempre composto da Townshend che ne era anche per questo il leader. E’ facile notare come la sua ricerca musicale si sia evoluta fin dai successivi album verso la composizione di un’opera rock a carattere teatrale cosa che gli riuscì stupendamente con l’album Tommy del 1969, dal quale è stato poi tratto un film\musical con protagonisti gli Who stessi affiancati da attori famosissimi come Jack Nicholson e cantanti importanti tra cui Elthon John, ma anche con l’album Quadrophenia dal quale è stato tratto un film che vede Sting nel cast. Tra questi due album si colloca il capolavoro della band, il loro album di maggior successo sia commerciale che a livello di critica Who’s next.

Nel settembre 1970 Townshend scrisse “Pure and easy” e da questa canzone nacque l’idea della storia di Lifehouse il cui nome sarebbe dovuto essere il titolo dell’album.

Lifehouse è quindi un concept album immaginato come seguito al grande successo di “Tommy” “Fortemente radicato negli insegnamenti del mentore spirituale di Townshend, Meher Baba, come pure nella letteratura di fantascienza, Lifehouse avrebbe dovuto seguire l’idea che la musica è la base fondamentale di tutta la vita, che ogni essere umano sulla Terra ha una melodia musicale unica, che “descrive” lui, e solo lui, alla perfezione. Quando le melodie uniche di un numero sufficiente di persone vengono riprodotte all’unisono, il risultato sarebbe un’unica nota armonica – la “One Note” – simile alla quintessenza ricercata dagli antichi alchimisti. “Lifehouse” sarebbe dovuto essere un vero progetto multimediale: una rock opera in due dischi, un film e un’esperienza live interattiva. La storia si svolge nel XXI secolo, in Gran Bretagna, in un’epoca in cui l’inquinamento è diventato un tale drammatico problema che la maggior parte delle persone non ha mai messo piede all’aperto. La popolazione trascorre la maggior parte del suo tempo immersa in “suits esperienziali”. Queste esperienze immergono le persone in una sorta di vita artificiale, migliore di qualsiasi vita possano vivere nel mondo reale, ma in qualche modo una vita priva di soddisfazione da un punto di vista spirituale. Un’anima ribelle, conosciuta solo come “The Hacker”, riscopre la musica rock del XX secolo, e si introduce nella rete computerizzata che controlla le suits per invitare le persone a lasciarle per riunirsi per un concerto. Nonostante gli sforzi del governo fascista, migliaia di persone si riuniscono per seguire il concerto di Hacker, con milioni altri che seguono l’evento all’interno delle loro suits, con i musicisti e il pubblico che eseguono brani sperimentali. Nel momento stesso in cui le forze di polizia fanno irruzione e sparano a Hacker, il pubblico e la band stanno collaborando all’unisono per produrre la perfetta nota universale e tutti i partecipanti e gli spettatori semplicemente scompaiono, presumibilmente partiti per un più alto piano di esistenza. La storia è vista attraverso gli occhi di un agricoltore di mezza età di nome Ray, uno “zingaro dell’aria condizionata” proveniente da un remoto angolo incontaminato della Scozia, che viaggia a sud in cerca di sua figlia, che è scappata di casa per seguire il concerto.” (wikipedia)

Il progetto era stato concepito come base da cui partire per un film, i brani infatti non racchiudevano tutte le spiegazioni nei testi, esse dovevano essere esplicate nelle immagini del film o comunque con dettagliate note nella confezione dell’LP.
Gli altri membri della band si dimostrarono scettici e quest’idea non piacque agli Universal Studios. Con il progetto destinato a fallire, Townshend decise di salvarne le tracce per riproporle nel nuovo album degli Who che prese il nome di Who’s Next.

L’album si apre con la canzone Baba O’Riley che è appunto un omaggio a Meher Baba e che è uno dei primi brani rock in cui si utilizza il sintetizzatore, inoltre è particolare perchè non mantiene una ripetizione costante strofa-ritornello e non sono ben identificabili strofe e ritornelli ed è una delle canzoni tratte dal progetto Lifehouse; oggi è anche sigla di apertura di CSI: New York. E’ seguita da Bargain e My Wife che è l’unica canzone dell’album a non essere stata scritta dal chitarrista ma è  dal bassista John Entwistle. Love Ain’t For Keeping è una canzone che nonostante non sia uno dei punti forti dell’album è stata riarrangiata in chiave più rock rispetto a quella dell’album che si presenta in chiave più acustica, e che in quest’ultima versione è decisamente meglio. Going Mobile è una canzone acustica in Townshend narra una spensierata storia d’amore mentre in The Song Is Over e Getting In Tune compare il pianista Nicky Hopkins, notissimo session man. Le canzoni che indubbiamente risultano più riuscite, oltre a Baba O’riley, sono la ballata Behind blue eyes con uno struggente ritornello e Won’t Get Fooled Again un lungo inno alla ribellione anch’esso scelto come sigla iniziale per la serie CSI: Miami.


The Who

The Who, da sinistra a destra: Pete Townshend, Roger Daltrey, Keith Moon, John Entwistle

L’uso del sintetizzatore, il tipico stile degli Who dovuto al genio di Townshend composto da riff ben marcati, da un basso suonato come fosse una chitarra da Entwistle, la batteria martellante e velocissima di Moon e la voce di Daltrey, che qui supera letteralmente se stesso, soprattutto in occasione dell’urlo dopo l’assolo di batteria di Won’t get fooled again, non hanno potuto fare altro che consegnare questo album direttamente alla storia e scolpirlo, assieme al nome della band, nella roccia del monte degli dei della musica.

Sito ufficiale: http://www.thewho.com/

 Andrea Sepiacci

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